Tempo ciclico, quotidiana rivelazione

Anche in India si pensa che passato, presente e futuro si susseguano in modo lineare, ma si crede anche che gli estremi di questa linea virtuale si incontrino per formare un cerchio. Tutto pare essere ciclico e i concetti di tempo e spazio si fondono fra loro: lento e veloce diventano sinonimi di lontano e vicino, est e ovest significano prima e dopo, descrivendo il movimento del sole nel cielo e nel tempo. Il pranayama, il controllo del respiro praticato nella disciplina yoga, ne è un altro esempio: l’espirazione corrisponde al giorno, l’inspirazione alla notte, cioè rispettivamente al manifestarsi e al dissolversi del mondo.
Un indiano non dirà mai “Vado” quando si congeda, dirà invece “Vengo”.

Risciò fra tradizione e innovazione

Il risciò è forse il mezzo di trasporto più caratteristico dell’India. Originariamente trainato dall’uomo, in questi ultimi anni è stato oggetto di numerose polemiche. Sono state perciò introdotte nuove norme che hanno contribuito all’odierna diffusione di ciclo-risciò e auto-risciò, spesso alimentati a metano.

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Tempo cosmico, incommensurabile

Per noi occidentali è davvero difficile comprendere appieno l’immensità del tempo cosmico inteso dalla cultura indiana. Questa immagine, forse, potrà aiutarci: “Se un uomo potesse accarezzare lievemente una montagna più grande dell’Himalaya una volta ogni cent’anni, con una garza di seta lieve come una ragnatela, allora il tempo che ci vorrebbe perché la montagna fosse completamente erosa fino a sparire rappresenterebbe un kalpa, o un giorno di Brahma”. Le parole del Buddha introducono alle successive scansioni del tempo: lo yuga (ciclo di quattro milioni di anni), l’anno, la stagione, il mese, il giorno e infine l’esatta posizione di sole luna e stelle in una precisa circostanza. Sarà per questo che l’algebra e lo zero sono stati inventati proprio in India?